Superare la crisi: la Regione punta sulla formazione
Con il Piano regionale in campo misure a sostegno dei lavoratori e strategie per la riqualificazione e il reinserimento dei collaboratori a progetto
26 agosto 2009 La formazione come leva strategica per affrontare la crisi. Questo la logica alla base del nuovo Piano regionale di politiche attive che mette a disposizione 24,5 milioni di euro, di cui 12 milioni di euro per opportunità formative rivolte a lavoratori e imprese. Il Piano fa parte delle azioni previste dal “Patto per attraversare la crisi”, sottoscritto a maggio tra Regione e Parti sociali.
“La formazione è lo strumento per innalzare le competenze dei lavoratori, delle imprese e dei sistemi di impresa, e rappresenta una leva strategica per affrontare la crisi”, spiega l’assessore regionale alla Formazione e lavoro Giovanni Sedioli. “Le azioni indicate dal Piano – prosegue Sedioli – si rivolgono quindi in modo particolare ai lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali in deroga, ma anche a tutti i lavoratori in generale, in un’ottica di prevenzione e contrasto dell’espulsione dal mercato del lavoro nonché di sostegno delle imprese che investono nei processi di riorganizzazione e innovazione”.
Le azioni di formazione verranno messe in atto attraverso bandi rivolti agli organismi accreditati dalla normativa regionale, alle imprese e alle società di servizi.
Nel dettaglio, questo primo bando rende disponibili: 11 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo per finanziare la formazione per l’aggiornamento, la specializzazione e la qualificazione professionale dei lavoratori di aziende in crisi (saranno i Centri per l’impiego ad accompagnare il lavoratore nell’individuazione del percorso formativo più indica); 5 milioni di euro per adeguare questa offerta anche ai lavoratori non interessati da provvedimenti in deroga; 2 milioni di risorse regionali per azioni di accompagnamento alle strategie di sviluppo e all’imprenditorialità; 5 milioni di euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo (Fse) a disposizione delle Province per sostenere le imprese, le filiere e i sistemi produttivi locali, sulla base delle specificità territoriali; 1,5 milioni di euro di risorse nazionali dedicate alla riqualificazione professionale e al reinserimento occupazionale dei collaboratori a progetto delle aziende interessate da situazioni di crisi.
Riqualificazione e reinserimento dei collaboratori a progetto
In attuazione del Decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 3 dicembre 2009, il Piano regionale prevede un programma di riqualificazione professionale e reinserimento occupazionale dei collaboratori a progetto che hanno prestato opera presso aziende interessate da situazioni di crisi. Questo allo scopo di sostenerne l’occupazione, le capacità produttive e professionali.
Un piano regionale di azioni articolate che vengono calibrate in base alle caratteristiche socio-anagrafiche e professionali (dati Istat): l’alta percentuale di donne (più della metà degli interessati) per esempio; la giovane età dei lavoratori; il forte divario di genere per quanto riguarda i collaboratori laureati (46,1% le donne, 24,2% gli uomini). Attenzione particolare anche ai settori più toccati dal fenomeno (servizi alle imprese, istruzione e sanità, servizi pubblici e sociali), soprattutto alla luce della previsione secondo la quale, su circa 40mila persone interessate in Regione da collaborazioni coordinate e continuative e prestazioni occasionali d’opera, circa quattromila lavoratori nel 2009 potrebbero rimanere privi di lavoro e di ammortizzatori sociali.
Nel dettaglio, sono cinque gli obiettivi su cui il programma intende agire.
Primo, sostenere processi di sviluppo professionale che rafforzino l’occupabilità, l’adattabilità e la competitività delle persone nel mercato del lavoro.
Secondo punto, contribuire all’innalzamento delle competenze per incrementarne la spendibilità nel mercato del lavoro regionale.
Terzo, sostenere processi di trasformazione dei sistemi professionali verso ambiti economici e produttivi maggiormente innovativi e con maggiori prospettive occupazionali.
Infine, favorire il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone in contesti anche diversi da quelli di provenienza e l’acquisizione da parte delle persone di condizioni lavorative continuative e stabili.
Più in particolare, il Programma sarà volto a sostenere la riqualificazione professionale di persone con livelli differenti di professionalità che hanno collaborato con imprese in crisi appartenenti a settori “tradizionali” e che siano interessate a collocarsi in nuovi settori. Il reinserimento occupazionale previsto dal decreto sarà ricercato prioritariamente in imprese collocate in settori innovativi – con l’obiettivo di un inserimento qualificato e stabile che ne valorizzi il patrimonio di competenze accumulato.
Quattro sono le fasi attraverso le quali si procederà all’attuazione del Piano. Si inizierà con l’individuazione dei potenziali destinatari dell’intervento, segmentando l’utenza in funzione delle caratteristiche professionali, delle aspettative e delle prospettive occupazionali, intervenendo prioritariamente sui collaboratori a progetto che abbiano operato in maniera prevalente per un solo committente. Successivamente, verrà elaborato il progetto esecutivo che traduce gli obiettivi in opportunità per le persone, valorizzando il ruolo delle concertazione e della collaborazione interistituzionale. Poi si passerà all’erogazione delle attività e degli interventi individuati nel progetto esecutivo, volti ad assicurare la crescita professionale delle persone e ad accompagnarle nel reinserimento occupazionale. Infine, un adeguato monitoraggio degli interventi realizzati e dei risultati.
“La formazione è lo strumento per innalzare le competenze dei lavoratori, delle imprese e dei sistemi di impresa, e rappresenta una leva strategica per affrontare la crisi”, spiega l’assessore regionale alla Formazione e lavoro Giovanni Sedioli. “Le azioni indicate dal Piano – prosegue Sedioli – si rivolgono quindi in modo particolare ai lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali in deroga, ma anche a tutti i lavoratori in generale, in un’ottica di prevenzione e contrasto dell’espulsione dal mercato del lavoro nonché di sostegno delle imprese che investono nei processi di riorganizzazione e innovazione”.
Le azioni di formazione verranno messe in atto attraverso bandi rivolti agli organismi accreditati dalla normativa regionale, alle imprese e alle società di servizi.
Nel dettaglio, questo primo bando rende disponibili: 11 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo per finanziare la formazione per l’aggiornamento, la specializzazione e la qualificazione professionale dei lavoratori di aziende in crisi (saranno i Centri per l’impiego ad accompagnare il lavoratore nell’individuazione del percorso formativo più indica); 5 milioni di euro per adeguare questa offerta anche ai lavoratori non interessati da provvedimenti in deroga; 2 milioni di risorse regionali per azioni di accompagnamento alle strategie di sviluppo e all’imprenditorialità; 5 milioni di euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo (Fse) a disposizione delle Province per sostenere le imprese, le filiere e i sistemi produttivi locali, sulla base delle specificità territoriali; 1,5 milioni di euro di risorse nazionali dedicate alla riqualificazione professionale e al reinserimento occupazionale dei collaboratori a progetto delle aziende interessate da situazioni di crisi.
Riqualificazione e reinserimento dei collaboratori a progetto
In attuazione del Decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 3 dicembre 2009, il Piano regionale prevede un programma di riqualificazione professionale e reinserimento occupazionale dei collaboratori a progetto che hanno prestato opera presso aziende interessate da situazioni di crisi. Questo allo scopo di sostenerne l’occupazione, le capacità produttive e professionali.
Un piano regionale di azioni articolate che vengono calibrate in base alle caratteristiche socio-anagrafiche e professionali (dati Istat): l’alta percentuale di donne (più della metà degli interessati) per esempio; la giovane età dei lavoratori; il forte divario di genere per quanto riguarda i collaboratori laureati (46,1% le donne, 24,2% gli uomini). Attenzione particolare anche ai settori più toccati dal fenomeno (servizi alle imprese, istruzione e sanità, servizi pubblici e sociali), soprattutto alla luce della previsione secondo la quale, su circa 40mila persone interessate in Regione da collaborazioni coordinate e continuative e prestazioni occasionali d’opera, circa quattromila lavoratori nel 2009 potrebbero rimanere privi di lavoro e di ammortizzatori sociali.
Nel dettaglio, sono cinque gli obiettivi su cui il programma intende agire.
Primo, sostenere processi di sviluppo professionale che rafforzino l’occupabilità, l’adattabilità e la competitività delle persone nel mercato del lavoro.
Secondo punto, contribuire all’innalzamento delle competenze per incrementarne la spendibilità nel mercato del lavoro regionale.
Terzo, sostenere processi di trasformazione dei sistemi professionali verso ambiti economici e produttivi maggiormente innovativi e con maggiori prospettive occupazionali.
Infine, favorire il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone in contesti anche diversi da quelli di provenienza e l’acquisizione da parte delle persone di condizioni lavorative continuative e stabili.
Più in particolare, il Programma sarà volto a sostenere la riqualificazione professionale di persone con livelli differenti di professionalità che hanno collaborato con imprese in crisi appartenenti a settori “tradizionali” e che siano interessate a collocarsi in nuovi settori. Il reinserimento occupazionale previsto dal decreto sarà ricercato prioritariamente in imprese collocate in settori innovativi – con l’obiettivo di un inserimento qualificato e stabile che ne valorizzi il patrimonio di competenze accumulato.
Quattro sono le fasi attraverso le quali si procederà all’attuazione del Piano. Si inizierà con l’individuazione dei potenziali destinatari dell’intervento, segmentando l’utenza in funzione delle caratteristiche professionali, delle aspettative e delle prospettive occupazionali, intervenendo prioritariamente sui collaboratori a progetto che abbiano operato in maniera prevalente per un solo committente. Successivamente, verrà elaborato il progetto esecutivo che traduce gli obiettivi in opportunità per le persone, valorizzando il ruolo delle concertazione e della collaborazione interistituzionale. Poi si passerà all’erogazione delle attività e degli interventi individuati nel progetto esecutivo, volti ad assicurare la crescita professionale delle persone e ad accompagnarle nel reinserimento occupazionale. Infine, un adeguato monitoraggio degli interventi realizzati e dei risultati.
- Delibera di GR n. 1124 del 27/07/2009 (pdf, 481 kB)
- Piano di politiche attive del lavoro per attraversare la crisi, salvaguardando capacità produttive e professionali, occupazione, competitività e sicurezza sociale (pdf, 104 kB)
- Programma di riqualificazione professionale e reinserimento occupazionale dei collaboratori a progetto (pdf, 177 kB)

