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Ammortizzatori “in deroga”: la risposta dell’Emilia-Romagna

Con la delibera 692 del 18 maggio, la Giunta regionale ha approvato linee di indirizzo, criteri e procedure per l’attivazione degli strumenti a sostegno delle situazioni di crisi

30 giugno 2009 Uno strumento nuovo per gestire una crisi inedita, che sta pesantemente coinvolgendo l’economia italiana e regionale. Questo il senso del patto siglato l’8 maggio scorso tra Regione Emilia-Romagna, Upi e Anci regionali, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali. Primo rischio da scongiurare, il fermo produttivo. Allo stesso tempo, pari rilevanza viene assegnata dalle parti a un altro rischio, quello cioè che diverse migliaia di lavoratori si trovino, da un giorno all’altro, totalmente privi di reddito, non essendo inclusi nel sistema degli ammortizzatori sociali ordinari.

A seguito dell’intesa con le parti sociali, la Giunta regionale ha approvato, il 18 maggio scorso, la delibera n° 692, che rende operativo l’accordo. In particolare, Regione e associazioni imprenditoriali e sindacali si sono impegnate su tre fronti: salvaguardare l’occupazione, arrivando a soluzioni condivise anche nelle situazioni più difficili ed escludendo comunque, per principio, forme di “licenziamento collettivo”. Quindi estendere la copertura degli ammortizzatori sociali in deroga, e mettere in campo misure per la riqualificazione dei lavoratori sospesi o licenziati a seguito di crisi.

La delibera fissa le linee di indirizzo, procedure e criteri per l’attivazione degli interventi nelle situazioni di crisi. Una risposta che interessa particolarmente le aziende con meno di 15 dipendenti – considerando che la platea degli “esclusi” è molto ampia anche tra i lavoratori a tempo indeterminato impiegati nelle piccole imprese – e che include per la prima volta in modo strutturato anche gli apprendisti, i lavoratori in somministrazione, e i lavoratori subordinati con contratto a termine. In termini di risorse, sul tavolo ci sono 520 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga, previsti dall’intesa Stato-Regione, tra risorse statali e regionali.

Nel concreto, si prevede da un lato la possibilità di allungare il periodo di cassa integrazione ordinaria (garantendo se del caso la rapidità e l’efficacia degli interventi con pagamenti diretti da parte dell’Inps). L’altro versante della risposta da parte delle istituzioni e delle associazioni di categoria riguarda le “politiche attive del lavoro”, con l’attivazione di programmi diretti alla riqualificazione dei lavoratori sospesi o licenziati a seguito di crisi per favorirne il ricollocamento occupazionale. Ultimo, ma non per importanza, la gestione delle vertenze, con la delibera che fissa le modalità per lo svolgimento delle procedure di consultazione tra le parti in sede istituzionale. Duplice la “regia” dell’operazione, in capo all’assessorato al Lavoro e all’assessorato alle Attività produttive, mentre ad occuparsi della gestione tecnica degli adempimenti – compresa la concessione dei trattamenti in deroga – sarà il Servizio Lavoro della direzione generale Cultura, formazione e lavoro.

Tra i diversi criteri stabiliti, da rilevare un principio di fondo: gli ammortizzatori sociali in deroga sono riservati, in base a questa procedura, a lavoratori che non hanno accesso a nessun tipo di sostegno “ordinario” al reddito, compresi apprendisti, lavoratori in somministrazione e lavoratori subordinati a tempo determinato. Altro principio guida – rispetto all’esigenza di evitare in ogni caso un esercito di disoccupati senza alcuna forma di sostegno al reddito – è quello di estendere i benefici a coloro che hanno già usufruito di tutte le possibilità di utilizzo stabilite dalla legislazione ordinaria (fatti salvi alcuni requisiti di anzianità aziendale). Due, in linea generale, le condizioni: per l’impresa, il fatto di essere localizzata (anche operativamente) in Emilia-Romagna. Per il lavoratore, una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o alla frequenza di un percorso formativo.