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Tecnopoli, un’opportunità di lavoro per 520 giovani ricercatori

Con la convenzione siglata in occasione di R2B Days entra nel vivo la fase due del Prriitt. In campo risorse per 234 milioni di euro, di cui ben 112 a copertura dei nuovi contratti

19 gennaio 2010 520 giovani nuovi ricercatori, per un totale di 1.800 professionisti della ricerca scientifica, saranno i lavoratori impiegati nel vasto progetto regionale della Rete per l’Alta Tecnologia in Emilia-Romagna, avviato dalla Regione in accordo con sei università, quattro istituiti di ricerca e gli Enti locali.

L’intervento ruota intorno alla realizzazione in tutta la regione di dieci tecnopoli per la ricerca, per un totale di 46 laboratori e 7 centri per l’innovazione. È la tappa finale del consistente programma che la Regione ha avviato negli ultimi anni per promuovere la ricerca industriale e il trasferimento di conoscenze scientifiche e dei risultati di ricerca al sistema produttivo.

Ne è nata una rete di strutture dedicate a specifiche tematiche di interesse industriale e che ora, con il contributo dei fondi europei, sarà completato con la realizzazione nel territorio regionale dell’insieme dei tecnopoli, cioè di infrastrutture fisiche dove questi laboratori di ricerca potranno insediarsi, espandersi, organizzarsi adeguatamente per lavorare con le imprese.

Ammonta a 234 milioni di euro l’investimento per il progetto dei tecnopoli, di cui 130 arrivano da contributi regionali, 90 dalle Università e dai centri di ricerca, 14 dagli Enti locali, che contribuiscono a mettere a disposizione aree ed infrastrutture. La parte più consistente di queste risorse, pari a 112 milioni euro, è proprio destinata ai contratti dei 520 nuovi ricercatori. Il resto dell’investimento riguarda la realizzazione di infrastrutture (68 milioni) e le attrezzature scientifiche (54 milioni).  

Sono sei gli ambiti in cui operano i laboratori, sei diverse “piattaforme tecnologiche” che rappresentano i temi su cui si gioca il futuro dell’innovazione e la capacità di del sistema produttivo regionale di restare competitivo: l’alta tecnologia meccanica e i nuovi materiali, l’agroalimentare, le costruzioni, le scienze della vita, l’energia e l’ambiente, le ICT e il design.

La rete dei tecnopoli, coordinata da Aster, si estenderà in tutte le province della regione e si svilupperà sia in aree espressamente dedicate alla ricerca industriale e campus scientifici come quelli di Parma e Modena, sia in zone riqualificate e convertite a questo scopo, come siti industriali e urbani di grande valore, per 160 mila metri quadri di aree riqualificate totali. È il caso di Bologna dove, nell’enorme dell’ex stabilimento Manifattura Tabacchi, acquisita in parte dalla Regione, sorgerà un grande tecnopolo che oltre ad ospitare diversi laboratori di ricerca promossi dall’Università di Bologna, dall’Enea, dall’Istituto Ortopedico Rizzoli e quelli proposti da importanti organizzazioni economiche, rappresenterà il fulcro della Rete, ospitando le funzioni di servizio per tutto il sistema.