DAL WEB - Una crisi pagata dai giovani
Riforme incomplete che hanno creato un evidente dualismo del mercato del lavoro. L’analisi di Samuel Bentolila, Tito Boeri e Pierre Cahuc su LaVoce.info
27 luglio 2010 La disoccupazione giovanile è al 20% in Europa. Si tratta anche di una conseguenza di riforme del mercato del lavoro rimaste incomplete. Per rendere politicamente accettabili quelle intraprese a partire dalla fine degli anni Ottanta, si è lasciato che influissero solo sulle nuove assunzioni. Si è così creato un dualismo nel mercato del lavoro, tra contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato. Che è iniquo e fortemente distorsivo. Lo sostengono Samuel Bentolila , Tito Boeri e Pierre Cahuc in un articolo pubblicato su LaVoce.info. Mai prima d’ora - spiegano gli autori - una crisi aveva colpito così tanto i giovani. “Questa volta non abbiamo avuto soltanto il congelamento delle assunzioni, anche una grande quantità di contratti temporanei non sono stati rinnovati”. La conseguenza, livelli di disoccupazione giovanile fuori controllo, dal 40% della Spagna all’Italia, dove un giovane su tre risulta escluso dal mercato del lavoro.
La soluzione? Essenziale, propongono gli autori, ricorrere a forme di tutela progressiva del lavoro con flessibilità in ingresso. In particolare, osservano gli autori, i Governi dovrebbero favorire un ingresso “a fasi” nel mercato del lavoro a tempo indeterminato, facendo sì che il grado di tutela aumenti via via che i lavoratori completano il percorso che li porta al lavoro permanente, con dettagli che si possono definire in accordo con le legislazioni nazionali. “Se la tutela del lavoro cresce di pari passo con l’anzianità ¿ conclude l’analisi ¿ è possibile evitare il divario tra lavoratori con uno status diverso, che produce inefficienze del turnover nel mercato del lavoro, e considerare anche i costi psicologici associati alla perdita del lavoro, che normalmente aumentano all’aumentare del tempo trascorso in un posto di lavoro. Resterà così la flessibilità, senza però la necessità di creare una struttura duale del mercato del lavoro”.
La soluzione? Essenziale, propongono gli autori, ricorrere a forme di tutela progressiva del lavoro con flessibilità in ingresso. In particolare, osservano gli autori, i Governi dovrebbero favorire un ingresso “a fasi” nel mercato del lavoro a tempo indeterminato, facendo sì che il grado di tutela aumenti via via che i lavoratori completano il percorso che li porta al lavoro permanente, con dettagli che si possono definire in accordo con le legislazioni nazionali. “Se la tutela del lavoro cresce di pari passo con l’anzianità ¿ conclude l’analisi ¿ è possibile evitare il divario tra lavoratori con uno status diverso, che produce inefficienze del turnover nel mercato del lavoro, e considerare anche i costi psicologici associati alla perdita del lavoro, che normalmente aumentano all’aumentare del tempo trascorso in un posto di lavoro. Resterà così la flessibilità, senza però la necessità di creare una struttura duale del mercato del lavoro”.

