DALLA STAMPA - “Lavoro a tempo (permanente)”
Un’inchiesta sul mondo del lavoro atipico del settimanale “Il Mondo”
12 maggio 2010 Un esercito di 3 milioni e mezzo di persone, pari a oltre il 15% degli occupati, d’età media superiore ai 30 anni, tendenzialmente in crescita, che sempre più difficilmente riesce ad approdare a un’occupazione stabile: un terzo è precario da almeno dieci anni e 700 mila da più di venti. È il quadro sul mondo del lavoro atipico disegnato dal settimanale “Il Mondo” nel numero del 7 maggio. L’inchiesta di Michele Caropreso raccoglie i dati nazionali più recenti sul fenomeno, le testimonianze di giovani lavoratori che per anni hanno prestato la loro opera attraverso le forme contrattuali non standard e anche opinioni e riflessioni di esperti e studiosi del mercato del lavoro, anche in riferimento alla difficile situazione economica.
Sarebbe infatti proprio questa categoria una di quelle maggiormente colpite dalla crisi, come conferma Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria, sentito da Il Mondo: “Fino a tutto il 2007 la metà dei lavoratori atipici riusciva, nell’arco di 12 mesi a trovare un contratto a tempo indeterminato. Ora i livelli più bassi di produzione fanno sì che l’aggiustamento si manifesti sull’unica parte flessibile del mercato del lavoro e renda più difficile ai giovani trovare il primo impiego”.
I dati nazionali più recenti disponibili sui lavoratori iscritti alla Gestione separata dell’Inps sono quelli relativi al 2007, poiché, spiega nell’articolo Patrizio Di Nicola, dell’Osservatorio del mercato del lavoro atipico gestito da Cgil e Ires, l’Inps non ha ancora fornito i dati grezzi per il 2008. Questo quello che emerge dalle rilevazioni riportate dal settimanale. L’età media dei parasubordinati è di 40 anni, ma i collaboratori più a rischio precarietà hanno in media 34 anni. Gli atipici di lunga durata hanno invece un’età media di 41 anni per le donne e di 47 anni per gli uomini. Il 90% dei parasubordinati lavora per un unico committente e il 68% conta su un’unica fonte di reddito. Sul fronte del reddito, la media dell’imponibile è pari a 15.900 euro, che diventano 8.800 per co.co.co e co.co.pro.
A commentare questi dati interviene anche Giovanna Altieri, direttore dell’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil: “La conquista di un posto di lavoro stabile diventa sempre più una chimera per le categorie più deboli, come gli over 45 a bassa scolarità r le donne cosiddette scoraggiate, che hanno smesso di cercare un’occupazione”, spiega Altieri.
Il settimanale propone poi i numeri sui passaggi da uno status all’altro rilevati dall’Ires tra primo semestre 2007 e stesso periodo del 2009: i passaggi da dipendente a disoccupato sono raddoppiati, quelli da temporaneo a permanente scendono dal 15,8 al 13%, i collaboratori che diventano dipendenti temporanei calano dal 7,9% al 6,7%, quelli che perdono il lavoro quasi raddoppiano (dal 4,1 al 7,6%). “È più facile - sottolinea a questo proposito Maria Pia Camusi, responsabile mercato del lavoro del Censis - passare dal sommerso a un posto ufficiale che da un lavoro atipico a un posto fisso”.
Il Mondo traccia infine l’identikit del lavoratore atipico secondo i dati dell’Istat: un soggetto adulto, con ruoli di responsabilità famigliare, che guadagna il 24% in meno ai colleghi stabili con le stesse mansioni. E che rischia di rimanere bloccato in quella che i ricercatori Istat chiamano “la trappola della precarietà”.
Sarebbe infatti proprio questa categoria una di quelle maggiormente colpite dalla crisi, come conferma Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria, sentito da Il Mondo: “Fino a tutto il 2007 la metà dei lavoratori atipici riusciva, nell’arco di 12 mesi a trovare un contratto a tempo indeterminato. Ora i livelli più bassi di produzione fanno sì che l’aggiustamento si manifesti sull’unica parte flessibile del mercato del lavoro e renda più difficile ai giovani trovare il primo impiego”.
I dati nazionali più recenti disponibili sui lavoratori iscritti alla Gestione separata dell’Inps sono quelli relativi al 2007, poiché, spiega nell’articolo Patrizio Di Nicola, dell’Osservatorio del mercato del lavoro atipico gestito da Cgil e Ires, l’Inps non ha ancora fornito i dati grezzi per il 2008. Questo quello che emerge dalle rilevazioni riportate dal settimanale. L’età media dei parasubordinati è di 40 anni, ma i collaboratori più a rischio precarietà hanno in media 34 anni. Gli atipici di lunga durata hanno invece un’età media di 41 anni per le donne e di 47 anni per gli uomini. Il 90% dei parasubordinati lavora per un unico committente e il 68% conta su un’unica fonte di reddito. Sul fronte del reddito, la media dell’imponibile è pari a 15.900 euro, che diventano 8.800 per co.co.co e co.co.pro.
A commentare questi dati interviene anche Giovanna Altieri, direttore dell’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil: “La conquista di un posto di lavoro stabile diventa sempre più una chimera per le categorie più deboli, come gli over 45 a bassa scolarità r le donne cosiddette scoraggiate, che hanno smesso di cercare un’occupazione”, spiega Altieri.
Il settimanale propone poi i numeri sui passaggi da uno status all’altro rilevati dall’Ires tra primo semestre 2007 e stesso periodo del 2009: i passaggi da dipendente a disoccupato sono raddoppiati, quelli da temporaneo a permanente scendono dal 15,8 al 13%, i collaboratori che diventano dipendenti temporanei calano dal 7,9% al 6,7%, quelli che perdono il lavoro quasi raddoppiano (dal 4,1 al 7,6%). “È più facile - sottolinea a questo proposito Maria Pia Camusi, responsabile mercato del lavoro del Censis - passare dal sommerso a un posto ufficiale che da un lavoro atipico a un posto fisso”.
Il Mondo traccia infine l’identikit del lavoratore atipico secondo i dati dell’Istat: un soggetto adulto, con ruoli di responsabilità famigliare, che guadagna il 24% in meno ai colleghi stabili con le stesse mansioni. E che rischia di rimanere bloccato in quella che i ricercatori Istat chiamano “la trappola della precarietà”.

