Meno occupati e più precari. La condizione occupazionale dei laureati nel 2010
I dati dell’ultimo rapporto Almalaurea. Si riduce nel paese il fabbisogno di laureati e calano le retribuzioni
08 aprile 2010 Il trend non risparmia alcun tipo di percorso di studio. Anche per i titoli tradizionalmente più “vendibili” come Ingegneria è sempre più difficile trovare occupazione. E la domanda di laureati in Economia e commercio nei primi mesi del 2010 è crollata del 37%. È uno dei dati più significativi emersi dal Rapporto 2010 di Almalaurea, il consorzio di atenei italiani che con il sostegno del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, si pone come ponte tra il mondo accademico e quello del lavoro.
Il Rapporto disegna la situazione occupazionale dei laureati emersa dall’indagine effettuata su circa 210mila studenti di 49 università italiane e riguarda 162 mila laureati nel 2008 di primo e di secondo livello post-riforma - intervistati a un anno dalla laurea - e quasi 50 mila laureati pre-riforma delle sessioni estive 2006 e 2004, intervistati a tre e cinque anni dalla laurea.
È sempre più difficile per i laureati entrare nel mondo del lavoro. Nel 2009 erano il 22% per cento i neolaureati triennali in cerca del loro primo impiego. L’anno precedente erano il 16,5%. Aumenta il disagio occupazionale anche per coloro che hanno concluso il ciclo di cinque anni: nel 2008 era ancora disoccupato il 14%, contro il 21% del 2009. Peggiora la situazione anche per gli specialisti a ciclo unico (medici, architetti, veterinari): i disoccupati erano il 15%, nel 2008 erano il 9%.
Ma anche tra chi lavora si registra un peggioramento delle condizioni. Nel mirino in particolare retribuzioni basse e precarietà. Dopo cinque anni dalla laurea lo stipendio medio è di circa 1.328 euro al mese. Sono i medici a vantare gli stipendi più alti, con più di 2.000 euro, seguiti da ingegneri con 1.620 euro. Agli ultimi posti, insegnanti (1.112 euro), psicologi (1.038 euro) ed educatori (1.035 euro). I giovani avvocati si fermano a una media di 962 euro. La condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta comunque migliore di quella dei diplomati di scuola secondaria superiore: nell’intervallo 25-64 anni di età la retribuzione risulta più elevata del 55%.
Forme contrattuali atipiche e precarietà caratterizzano sempre più le tipologie di rapporto di lavoro. Quelli stabili nel 2009 sono stati il 26,1%, mentre erano il 27,8% l'anno prima. Di coloro che sono usciti dalla "specialistica" e che hanno trovato lavoro, il 52% sono stati impegnati con modalità contrattuali atipiche mentre l’anno scorso erano il 49%. Nel complesso i neolaureati triennali hanno visto un incremento della precarietà pari al 3% e una diminuzione del 3% delle forme contrattuali più stabili. Cresce anche il numero di chi lavora senza alcun tipo di contratto.
Il Rapporto fornisce anche i dati sulla mobilità sia per studio che per lavoro. Sono gli studenti del Mezzogiorno a spostarsi di più per studiare. Il 19%, dopo aver studiato nella propria area di residenza, trova lavoro al Nord o al Centro (solo una minima parte si trasferisce all’estero). Il 13% di coloro che si sono trasferiti per motivi di studio e non sono rientrati, trovano un impiego lontano dalla propria area di residenza. E un laureato del Sud ogni tredici rientra nella propria terra dopo aver studiato fuori.
Il Rapporto disegna la situazione occupazionale dei laureati emersa dall’indagine effettuata su circa 210mila studenti di 49 università italiane e riguarda 162 mila laureati nel 2008 di primo e di secondo livello post-riforma - intervistati a un anno dalla laurea - e quasi 50 mila laureati pre-riforma delle sessioni estive 2006 e 2004, intervistati a tre e cinque anni dalla laurea.
È sempre più difficile per i laureati entrare nel mondo del lavoro. Nel 2009 erano il 22% per cento i neolaureati triennali in cerca del loro primo impiego. L’anno precedente erano il 16,5%. Aumenta il disagio occupazionale anche per coloro che hanno concluso il ciclo di cinque anni: nel 2008 era ancora disoccupato il 14%, contro il 21% del 2009. Peggiora la situazione anche per gli specialisti a ciclo unico (medici, architetti, veterinari): i disoccupati erano il 15%, nel 2008 erano il 9%.
Ma anche tra chi lavora si registra un peggioramento delle condizioni. Nel mirino in particolare retribuzioni basse e precarietà. Dopo cinque anni dalla laurea lo stipendio medio è di circa 1.328 euro al mese. Sono i medici a vantare gli stipendi più alti, con più di 2.000 euro, seguiti da ingegneri con 1.620 euro. Agli ultimi posti, insegnanti (1.112 euro), psicologi (1.038 euro) ed educatori (1.035 euro). I giovani avvocati si fermano a una media di 962 euro. La condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta comunque migliore di quella dei diplomati di scuola secondaria superiore: nell’intervallo 25-64 anni di età la retribuzione risulta più elevata del 55%.
Forme contrattuali atipiche e precarietà caratterizzano sempre più le tipologie di rapporto di lavoro. Quelli stabili nel 2009 sono stati il 26,1%, mentre erano il 27,8% l'anno prima. Di coloro che sono usciti dalla "specialistica" e che hanno trovato lavoro, il 52% sono stati impegnati con modalità contrattuali atipiche mentre l’anno scorso erano il 49%. Nel complesso i neolaureati triennali hanno visto un incremento della precarietà pari al 3% e una diminuzione del 3% delle forme contrattuali più stabili. Cresce anche il numero di chi lavora senza alcun tipo di contratto.
Il Rapporto fornisce anche i dati sulla mobilità sia per studio che per lavoro. Sono gli studenti del Mezzogiorno a spostarsi di più per studiare. Il 19%, dopo aver studiato nella propria area di residenza, trova lavoro al Nord o al Centro (solo una minima parte si trasferisce all’estero). Il 13% di coloro che si sono trasferiti per motivi di studio e non sono rientrati, trovano un impiego lontano dalla propria area di residenza. E un laureato del Sud ogni tredici rientra nella propria terra dopo aver studiato fuori.

