Aprire la partita IVA?
Non è facile stabilirlo in termini generali, prescindendo dalle condizioni “soggettive specifiche. Innanzi tutto è necessario aprire la partita IVA quando l’attività esercitata assume un carattere di abitualità e professionalità. E’ altresì frequente, nel mercato del lavoro in cui ci troviamo ad operare, che le aziende committenti richiedano il possesso (o l’apertura) di una partita IVA, subordinando a volte a tale requisito l’instaurarsi di una collaborazione.
La convenienza può essere determinata da una serie di fattori oggettivi, quali il reddito lordo annuo del lavoratore, la presenza o meno di altre tipologie di reddito, il numero di committenti e la qualità degli stessi, i costi relativi ad acquisti (computer, cancelleria, libri...) od operazioni (l’affitto di un ufficio, per esempio) inerenti alla propria attività.
L’opportunità di aprire la partita IVA è però legata anche ad alcuni fattori soggettivi, quali la consapevolezza di maggiori responsabilità e adempimenti per il lavoratore, la necessità di capacità di autogestione e di autopromozione. In altri termini il lavoratore autonomo assume su di sé il “rischio dell’impresa” che per gli altri lavoratori è assunto, invece, dal datore di lavoro.
Tra i fattori oggettivi, assume particolare rilevanza il numero di committenti e, quindi, il reale grado di autonomia del collaboratore.
Se, infatti, si è titolari di partita IVA, ma si lavora per un unico committente, svolgendo l’attività presso la propria struttura, utilizzando gli strumenti dell’impresa, se insomma la condizione lavorativa assomiglia molto di più a quella dei lavoratori dipendenti o parasubordinati, non sarà facile per il lavoratore sfruttare una delle poche opportunità offerte dalla apertura di una partita IVA, e cioè la possibilità di detrarre/dedurre le spese inerenti l’attività (che in questo caso sono sostenute e scaricate dal committente stesso); e nemmeno gli sarà possibile diversificare il pur minimo rischio d’impresa che accompagna il lavoratore autonomo (in quanto se l’unico committente recede dal contratto, il lavoratore si trova senza ulteriori possibilità di produrre un reddito).
Se invece si ha, o si progetta di avere, più committenti, oppure si intende investire sulla promozione dell'attività, la partita IVA può essere utile sia dal punto di vista del “riconoscimento” della propria professionalità e autonomia, che rispetto alla semplicità nell’attivazione di nuovi rapporti commerciali.
L’IVA è un’imposta applicata alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio d’impresa o di arti e professioni.
Per i titolari di partita IVA, l'IVA è "neutra", cioè non è né un costo né un ricavo. La liquidazione dell’IVA viene fatta compensando l’IVA incassata con l'IVA che pagata sull’acquisto di beni o servizi, versando l’eventuale IVA a debito).
Non tutte le attività sono soggette ad IVA. Alcune professioni, o per le caratteristiche legate alla professione stessa (es. i medici), o per la scelta di un regime contabile agevolato (art. 1 comma 100 legge finanziaria 2008), producono redditi esenti o non assoggettabili all’IVA.
Ma quali conseguenze comporta l’apertura di una partita IVA?
In effetti, l’apertura di una p. IVA è solo la prima di una serie di operazioni da fare, che variano in funzione delle caratteristiche dell’attività esercitata: professionisti, artisti, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani.
E’ fondamentale, prima di procedere, informarsi su quelli che sono gli adempimenti amministrativi,l’eventuale obbligo di iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio o di permessi e autorizzazioni comunali, sanitari… , i costi da sostenere durante l’anno e soprattutto valutare e scegliere il regime contabile da adottare. (I lavoratori autonomi che possiedono determinati requisiti e il cui fatturato non supera dei tetti stabiliti, può infatti decidere di avvalersi di regimi contabili agevolati - art. 17 legge finanziaria 2003 e art. 1 comma 100 legge finanziaria 2008 - con notevoli vantaggi fiscali e contabili).
Aprire una partita IVA comporta inoltre necessariamente l’iscrizione ad una cassa di previdenza. Se l’attività esercitata presuppone l’obbligo di iscrizione alla C.C.I.A.A. occorre iscriversi alla gestione ordinaria presso l’INPS (commercianti o artigiani); ciò comporta l’obbligo di versamento di contributi previdenziali in misura fissa, più un’altra eventuale quota variabile.
Se tale obbligo non sussiste, e in caso non si appartenga a categorie di lavoratori autonomi che hanno una propria Cassa previdenziale (medici, psicologi, ingegneri, avvocati…), occorre aprire una posizione previdenziale presso l’INPS (gestione separata).

