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Letture atipiche

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Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi, di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni

Ed. Laterza, 2010, 194 pagine, 16 euro

Cresciuti con il mito del posto fisso, ma appartenenti alla prima generazione che sperimenta la flessibilità. Sospesi tra dipendenza e incertezza, tra uno stage e un’esperienza all’estero, tra un co.co.co e un contratto di formazione. Sono i giovani italiani di oggi ritratti nel libro-inchiesta “Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi”, realizzato dall’economista Marco Iezzi e dalla giornalista parlamentare Tonia Mastrobuoni: un’indagine a tutto campo sugli eterni giovani per forza, ricco di cifre, dati, statistiche e testimonianze.

Particolarmente svantaggiate le donne, risorsa privilegiata di sviluppo in quantità e qualità, che l’Italia sa usare meno e peggio degli altri Paesi europei. Ma è ampia la fetta di persone tra i venti e i quarant’anni, il cui universo è quello della precarietà dei rapporti di lavoro, che non consente progetti a lungo termine né professionali né personali. Con genitori tutto sommato contenti di tenere i figli ormai grandi ancora sotto controllo, in casa. E con figli disposti a rinunciare all’indipendenza pur di mantenere un tenore di vita superiore a quello che potrebbero permettersi vivendo da soli.

Chiudono il libro le interviste ad alcuni saggi della generazione nata tra gli anni Dieci e Trenta, giovani durante la guerra, che hanno poi contribuito alla ricostruzione del Paese. Tra loro c’è chi accusa i giovani di essere viziati (Dacia Maraini) o mammoni (Mario Monicelli), accostandoli all’ormai celebre categoria di “bamboccioni”. Ma c’è anche chi prende le loro difese, come Margherita Hack (“A che cosa servono i dottorati di ricerca se poi non ci sono sbocchi?”) e Gae Aulenti, che li esorta ad “approfittare delle borse di studio europee per viaggiare e aprire le menti”.