Immobilità diffusa. Perché la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia, di Daniele Checchi
Il Mulino, 2010, 333 pagine, 31 euro
I figli degli operai diventano dottori? In Italia difficilmente, stando a quanto si legge nel volume "Immobilità diffusa", in cui Daniele Checchi, professore di Economia dell’istruzione ed Economia del lavoro nell’Università degli studi di Milano, ha analizzato i dati Ocse-Pisa del 2006 per cercare nessi tra gli esiti scolastici dei figli e il background familiare.
Il risultato è che le condizioni di svantaggio dei genitori tendono a riprodursi, influenzando il futuro dei figli e trasmettendosi per generazioni. L'impatto del contesto familiare è analizzato nell’opera attraverso tre variabili: grado di istruzione dei genitori, prestigio sociale della loro occupazione, risorse educative presenti in casa. Il peso del contesto familiare pesa dunque su decisioni quali il tipo di scuola da scegliere, il titolo di studio da conseguire. Ma agisce anche sul rendimento scolastico e sulla probabilità di abbandonare gli studi. Infine determina le modalità d’ingresso nel mondo del lavoro.
La ricerca offre dati e strumenti per comprendere il fenomeno, indicando anche possibili linee di intervento per contrastarlo. Politiche adeguate dovrebbero - secondo l’autore - andare oltre il semplice sostegno alle famiglie in difficoltà, concentrandosi sullo sradicamento della povertà nell’infanzia, intesa come condizione di esclusione, e supportando i giovani negli anni della formazione. Sotto accusa però ci sono anche l’incapacità di premiare il merito, limiti del sistema scolastico e un mercato del lavoro che non sa coniugare capacità personali e welfare.
I figli degli operai diventano dottori? In Italia difficilmente, stando a quanto si legge nel volume "Immobilità diffusa", in cui Daniele Checchi, professore di Economia dell’istruzione ed Economia del lavoro nell’Università degli studi di Milano, ha analizzato i dati Ocse-Pisa del 2006 per cercare nessi tra gli esiti scolastici dei figli e il background familiare.
Il risultato è che le condizioni di svantaggio dei genitori tendono a riprodursi, influenzando il futuro dei figli e trasmettendosi per generazioni. L'impatto del contesto familiare è analizzato nell’opera attraverso tre variabili: grado di istruzione dei genitori, prestigio sociale della loro occupazione, risorse educative presenti in casa. Il peso del contesto familiare pesa dunque su decisioni quali il tipo di scuola da scegliere, il titolo di studio da conseguire. Ma agisce anche sul rendimento scolastico e sulla probabilità di abbandonare gli studi. Infine determina le modalità d’ingresso nel mondo del lavoro.
La ricerca offre dati e strumenti per comprendere il fenomeno, indicando anche possibili linee di intervento per contrastarlo. Politiche adeguate dovrebbero - secondo l’autore - andare oltre il semplice sostegno alle famiglie in difficoltà, concentrandosi sullo sradicamento della povertà nell’infanzia, intesa come condizione di esclusione, e supportando i giovani negli anni della formazione. Sotto accusa però ci sono anche l’incapacità di premiare il merito, limiti del sistema scolastico e un mercato del lavoro che non sa coniugare capacità personali e welfare.


