L’organizzazione sociale del lavoro. Lo statuto del lavoro e le sue trasformazioni,
Bruno Mondadori, 2006, pagg. 208, euro 20
Flessibilità, lavoro atipico, nuove politiche di welfare, privatizzazioni. Questi i temi del saggio “L’organizzazione sociale del lavoro”, di Vando Borghi e Roberto Rizza.
Un volume che, come recita il sottotitolo, si inserisce nel dibattito scientifico sullo “statuto del lavoro e le sue trasformazioni”. Sette i capitoli, in cui gli autori discutono, pur mantenendo una prospettiva unitaria, i differenti aspetti del nuovo mondo del lavoro. La consapevolezza che le trasformazioni che stanno avvenendo in questo campo hanno importanti risvolti sull’organizzazione sociale, comportando sia un ripensamento del concetto di sfera pubblica, sia una rifondazione dello stesso statuto istituzionale del lavoro.
“Oltre la flessibilità: il lavoro nell’orizzonte della complessità”, questo il punto di partenza del volume, che va già oltre alla flessibilità come paradigma. Quindi “l’organizzazione sociale del lavoro atipico”, che si propone di superare la visione economicistica per riflettere sulle carenze del welfare italiano.
Quindi un dibattito più ampio sulle trasformazioni sociali che si situano ai confini tra lavoro, welfare e logiche amministrative, fino alla disamina delle possibili politiche di contrasto alla povertà.
Il tutto ovviamente applicato alla dimensione territoriale italiana, con il modello fino a ora vincente dei distretti industriali.
“Case study” del volume, il sistema produttivo emiliano-romagnolo, che, secondo Vando Borghi e Roberto Rizza, costituisce un caso emblematico, nel panorama nazionale, delle possibili nuove forme di integrazione tra economia e società.
Flessibilità, lavoro atipico, nuove politiche di welfare, privatizzazioni. Questi i temi del saggio “L’organizzazione sociale del lavoro”, di Vando Borghi e Roberto Rizza.
Un volume che, come recita il sottotitolo, si inserisce nel dibattito scientifico sullo “statuto del lavoro e le sue trasformazioni”. Sette i capitoli, in cui gli autori discutono, pur mantenendo una prospettiva unitaria, i differenti aspetti del nuovo mondo del lavoro. La consapevolezza che le trasformazioni che stanno avvenendo in questo campo hanno importanti risvolti sull’organizzazione sociale, comportando sia un ripensamento del concetto di sfera pubblica, sia una rifondazione dello stesso statuto istituzionale del lavoro.
“Oltre la flessibilità: il lavoro nell’orizzonte della complessità”, questo il punto di partenza del volume, che va già oltre alla flessibilità come paradigma. Quindi “l’organizzazione sociale del lavoro atipico”, che si propone di superare la visione economicistica per riflettere sulle carenze del welfare italiano.
Quindi un dibattito più ampio sulle trasformazioni sociali che si situano ai confini tra lavoro, welfare e logiche amministrative, fino alla disamina delle possibili politiche di contrasto alla povertà.
Il tutto ovviamente applicato alla dimensione territoriale italiana, con il modello fino a ora vincente dei distretti industriali.
“Case study” del volume, il sistema produttivo emiliano-romagnolo, che, secondo Vando Borghi e Roberto Rizza, costituisce un caso emblematico, nel panorama nazionale, delle possibili nuove forme di integrazione tra economia e società.


