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Letture atipiche

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Non è un paese per giovani, di Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina

Marsilio Editore, 2009, pag. 112, euro 10

Mutuando e rovesciando il titolo del famoso romanzo di Cormac McCarthy, ecco una disincantata - ma non per questo pacificata - constatazione, tra l’amaro e il minaccioso: “Non è un paese per giovani” è il ritratto di una società che pare aver rinunciato al propellente delle nuove generazioni: in termini di idee, cambiamenti; ma anche in termini di creatività, energia e produttività.

E un Paese che rinuncia al ricambio generazionale è un Paese destinato ad essere cannibalizzato e dimenticato. Un libro che segnala incendi e spartisce le responsabilità tra chi non si mette in gioco, dilatando invece le stagioni della vita in una sterile giovinezza “liquida”, e chi si arrocca nell’immobilismo gerontocratico, difendendo rendite di posizione che sembrano eterne. Tra i veleni rinvenuti facendo l’autopsia di questa società bloccata: la flessibilità sul lavoro, la mancanza di ammortizzatori sociali, lo scarso senso del bene comune e del capitale sociale che i passaggi di consegne e di conoscenze sanno alimentare. A margine, una risonanza cupa: è l’eco di un Paese che non sa più dare forma al futuro.