Ricerche nazionali
Il lavoro interinale nel quarto trimestre 2009 attraverso i Dati INAIL
Maggio 2010Ebitemp
Il documento realizzato da Ebitemp, l'ente bilaterale per il lavoro temporaneo, analizza attraverso i dati forniti dall’INAIL l’andamento del lavoro interinale nel quarto trimestre 2009 e fornisce una prima anticipazione dei risultati del primo trimestre 2010.
Il lavoro atipico al tempo della crisi: dati e riflessioni sulle dinamiche recenti del mercato del lavoro
Aprile 2010IRES
Un rapporto targato Ires (Istituto Ricerche Economiche e Sociali) e curato da Giovanna Altieri, Francesca Dota e Giuliano Ferrucci, che analizza le ripercussioni della crisi finanziaria apertasi nella seconda metà del 2008 sul lavoro atipico.
Nuovi lavori, nuovi rischi
Maggio 2009Osservatorio su nuovi lavori, nuovi rischi
In collaborazione con il Centro Studi Internazionali e Comparati Marco Biagi
Un dossier che inaugura un innovativo osservatorio sulle relazioni di lavoro dedicato alla analisi dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori connessi ai mutamenti dei modelli organizzativi d’impresa e alla nascita di nuovi lavori e nuove professioni.
L’ambizione è quella di offrire a studiosi e addetti ai lavori una piattaforma informatica attraverso cui rileggere, in chiave interdisciplinare e con l’ausilio del metodo comparato, la tematica della salute e sicurezza del lavoro nell’ottica della modernizzazione del mercato del lavoro.
L'Italia dei Lavori
Fondazione Nord Est
Gennaio 2009
Il primo rapporto nazionale “L’Italia dei lavori” è un sondaggio sui lavoratori dipendenti – inquadrati nelle diverse forme contrattuali – realizzato per il quotidiano Il Sole 24 Ore dalla Fondazione Nord Est. La precarietà – emerge dalla ricerca – risulterebbe molto più diffusa come idea, che come realtà.
Qualche dato: circa tre quarti dei lavoratori (il 73,5%, pari a 18,5 milioni di persone) hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Quasi 7 milioni di lavoratori, invece, si trovano alle prese con quelle forme contrattuali “flessibili” introdotte nel nostro paese dal pacchetto Treu e dalla successiva legge Biagi: il 18,8% del totale della forza lavoro (pari a oltre 4,7 milioni di persone) ha un contratto a tempo determinato; un milione circa (il 4,1% del totale) ha un contratto atipico, dalle collaborazioni a progetto ad altre forme contrattuali flessibili; infine – ma in questo caso si tratta di una stima – ci sarebbero almeno 900mila persone, pari al 3,6% del totale, costretti a lavorare senza un regolare contratto.
Fondazione Nord Est
Gennaio 2009
Il primo rapporto nazionale “L’Italia dei lavori” è un sondaggio sui lavoratori dipendenti – inquadrati nelle diverse forme contrattuali – realizzato per il quotidiano Il Sole 24 Ore dalla Fondazione Nord Est. La precarietà – emerge dalla ricerca – risulterebbe molto più diffusa come idea, che come realtà.
Qualche dato: circa tre quarti dei lavoratori (il 73,5%, pari a 18,5 milioni di persone) hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Quasi 7 milioni di lavoratori, invece, si trovano alle prese con quelle forme contrattuali “flessibili” introdotte nel nostro paese dal pacchetto Treu e dalla successiva legge Biagi: il 18,8% del totale della forza lavoro (pari a oltre 4,7 milioni di persone) ha un contratto a tempo determinato; un milione circa (il 4,1% del totale) ha un contratto atipico, dalle collaborazioni a progetto ad altre forme contrattuali flessibili; infine – ma in questo caso si tratta di una stima – ci sarebbero almeno 900mila persone, pari al 3,6% del totale, costretti a lavorare senza un regolare contratto.
Terzo rapporto annuale dell’Osservatorio Nazionale sul lavoro atipico
Osservatorio permanente sul lavoro atipico
(Giugno 2008)
Il rapporto è stato curato dalla facoltà di scienze della comunicazione dell’Università La Sapienza, che è partner dell’Osservatorio di cui fanno parte anche l’IRES (Istituto di Ricerche della CGIL) e NIDIL CGIL promotore dell’Osservatorio.
L’attenzione, come ogni anno, è rivolta ai lavoratori parasubordinati iscritti al Fondo di Gestione Separata dell’INPS ed, in particolare, alla condizione dei lavoratori a rischio di precarietà (cioè coloro che hanno un contratto atipico e possono contare esclusivamente sul reddito da esso prodotto) e al fenomeno della “flessibilità persistente” (la reiterazione negli anni, per uno stesso soggetto, dei contratti di lavoro parasubordinato).
Il lavoro interinale nel 2007
(maggio 2008)
Sulla base dei dati riportati negli archivi INAIL, nel 2007 si registra una crescita sostenuta dell’occupazione interinale, con un incremento del 13% rispetto al 2006.
Secondo i dati dell’Istituto, nello scorso anno 574 mila individui sono stati interessati da almeno un contratto di lavoro interinale contro i 508 mila dell’anno precedente.
La componente straniera mostra una crescita superiore a quella italiana.
La quota di lavoratori interinali immigrati passa al 23% nel 2007 contro il 20% del 2006.
Le nuove professioni
Le condizioni professionali e il Fondo di Gestione Separata INPS - Immagine e customer satisfaction
CNA In Proprio
(2007)
Il documento rappresenta il report finale di un’indagine estesa nelle varie aree Nielsen d’Italia volta a valutare il vissuto dei professionisti e dei lavoratori sprovvisti di un albo professionale e iscritti al Fondo Gestione Separata dell’INPS (Legge Dini del 1995), la consapevolezza delle tutele offerte dal Fondo Gestione Separata oltre che a definire la customer satisfaction e la percezione dell’immagine dell’INPS.
Il sondaggio ha preso in esame solo le figure professionali, vecchie e nuove, pluricommittenti, spesso nate dal passaggio da lavoratore atipico a lavoratore autonomo di nuova generazione, relativamente giovani, ad elevata scolarizzazione che operano soprattutto nelle metropoli italiane.
Donne e lavoro atipico: un incontro molto contraddittorio
Osservatorio permanente sul lavoro atipico
(marzo 2008)
Il rapporto di ricerca, che rientra all’interno delle ricerche che ogni anno NIdiL promuove all’interno dell’Osservatorio sul lavoro atipico, tenuto con lo stesso IRES e con l’Università La Sapienza, evidenzia attraverso i dati che oggi il lavoro rischia di diventare la nuova discriminazione di genere.
In un contesto in cui si allarga la precarietà, infatti, le donne pagano di più, sino a mettere in discussione l’utilità della scelta “lavoro” o, in alternativa, a limitare quando non a rinunciare, alla maternità.
Sono infatti le donne il 53% dell’occupazione instabile; lo sono da giovani (15-34), più degli uomini; lo sono da adulte (35-54) specie nel Mezzogiorno (23%); sono più precarie degli uomini anche a parità di titolo di studio e di età: sono meno stabilizzate degli uomini (14% donne 20% uomini).
Studio sulla percezione giovanile del mondo del lavoro
Istituto Piepoli
(febbraio 2008)
La ricerca, presentata nel corso della Conferenza Internazionale “Flessibili, non precari” tenutasi a Torino il 15 e il 16 febbraio 2008, ha l’obiettivo di verificare gli atteggiamenti e i giudizi dei giovani italiani sia sulla situazione di fatto riguardante il lavoro giovanile in Italia che sulla normativa, verificando una serie di elementi tra cui:
• il tipo di lavoro attuale e le sue caratteristiche (per i disoccupati, il tipo di lavoro cercato e da quanto tempo)
• la soddisfazione nei confronti del lavoro attuale e la sua coerenza nei confronti degli studi effettuati
• i lavori svolti in passato
• il vissuto della precarietà
• la conoscenza delle norme attuali
• la conoscenza in particolare delle norme che stabiliscono il precariato
• la conoscenza del concetto di “flexicurity” e il gradimento
• le aspettative nei confronti di nuove norme o regolamentazione del mercato
• le aspettative nei confronti di nuovi provvedimenti per favorire il lavoro giovanile
Monitoraggio delle Politiche Occupazionali e del Lavoro
Coordinamento delle Attività Statistiche - Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
(febbraio 2007)
Il rapporto di monitoraggio punta a chiudere il quadro statistico sulle somme spese e le persone coinvolte da strumenti di politica del lavoro fino a tutto il 2005, anche alla luce dell’andamento del mercato del lavoro (le cui evidenze arrivano a coprire i primi nove mesi del 2006).
Il mercato del lavoro negli ultimi anni è stato caratterizzato da una espansione dell’occupazione pur in presenza di una crescita economica scarsa o nulla; tali segnali di crescita si sono intensificati nella seconda metà del 2005 e nel corso del 2006, allorché anche la crescita economica è tornata su valori positivi.
Continua tuttavia a manifestarsi una estensione del lavoro non standard che, come solitamente accade nelle fasi espansive, è il primo a reagire alla crescita della domanda.
Il rapporto
I lavoratori parasubordinati tra professione e precariato
Osservatorio permanente sul lavoro atipico
(giugno 2007)
Aumentano di collaborazione invece che diminuire continuano ad aumentare. Oltre 800.000 lavoratori atipici hanno unicamente quella fonte di reddito e prevalentemente un unico committente, per un compenso complessivo attorno agli 8.000 € l'anno e con un'età media di oltre 36 anni.
E' quanto emerge dall'ultima ricerca dell'Osservatorio sul lavoro atipico, nato nel 2006 dalla collaborazione tra la facoltà di Scienze della Comunicazione - Università di Roma La Sapienza, Nidil-Cgil e Ires-Cgil.
L'indagine evidenzia che il numero dei parasubordinati iscritti alla gestione separata Inps cresce del 6,74%.
Non aumentano, invece, i loro redditi medi: oltre la metà (58%) non supera i 10 mila euro lordi l'anno. Peggio ancora va per le lavoratrici iscritte alla gestione separata Inps: il loro reddito annuale è pari circa alla metà di quello dei loro colleghi uomini, ossia, 6.800 euro lordi.
1° Rapporto Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia 2006
Lotta alla precarietà, diritti e welfare nel lavoro atipico
(Febbraio 2007 - NIdiL CGIL)
In occasione dell'assemblea nazionale dei quadri e dei delegati, NIdiL CGIL ha presentato una nuova edizione del rapporto sul lavoro atipico in Italia, arricchita da dati sulla diffusione regionale del lavoro parasubordinato e da due ricerche inedite sui pensionati iscritti alla gestione separata Inps e sul lavoro interinale.
Salute, sicurezza e tutele nel lavoro
Ricerca Ires
(giugno 2006)
I lavoratori atipici e flessibili sono quelli che sottostimano più di chiunque altro i rischi per la salute e sicurezza del lavoro, poiché considerano prioritarie le preoccupazioni relative al mantenimento del posto di lavoro.
È questo il dato più preoccupante della ricerca realizzata dal centro Ires su “Salute, sicurezza e tutele nel lavoro”.
Secondo l’Ires sono i lavoratori legati all’azienda con un contratto atipico a dichiarare, nel 30,1% dei casi, la totale assenza di fattori di rischio nei luoghi di lavoro, contro il 16,9% delle risposte fornite dai lavoratori a tempo indeterminato.
Aggiornamento del quadro informativo sulle politiche del lavoro
Gruppo di lavoro per il monitoraggio degli interventi di politica occupazionale e del lavoro
(luglio 2006)
L’abituale aggiornamento del quadro informativo e statistico sulle politiche del lavoro è stato integrato quest’anno con quadri statistici sul lavoro part-time (e sul part-time involontario), sul lavoro a tempo determinato (considerando nuovamente le situazioni di involontarietà, nonché gli esiti occupazionali successivi degli occupati a termine), sul lavoro interinale e sulle attività dei servizi pubblici per l’impiego.
Il documento
Lotta alla precarietà diritti e welfare nel lavoro atipico
I collaboratori in Italia: quanti sono, chi sono, cosa fanno
(novembre 2005)
Dall'ultima indagine sulla condizione occupazionale dei lavoratori atipici condotta da Nidil Cgil emerge che in Emilia-Romagna più che nel resto d'Italia cresce l'incidenza dei parasubordinati sugli occupati.
La ricerca è stata condotta rielaborando i dati Inps del fondo di gestione separata relativi al 2004.
Se la media nazionale è del 9,14%, in Emilia-Romagna la percentuale è del 13,84%: i lavoratori subordinati sono 256.410 e l'Emilia-Romagna si pone al secondo posto per numero di atipici dopo la Lombardia (517.459) e prima di Lazio (212.477) e Veneto (209.725).
A livello nazionale tra il 2003 e il 2004 i lavoratori di questo tipo sono aumentati del 14,80%. Si passa, così, da 1.803.089 a 2.069.929 collaboratori. Rispetto al 1996 (primo anno di gestione del fondo parasubordinati) l'aumento dei lavoratori attivi è del 148,63%.
Nel 2004 gli iscritti alla gestione separata sono stati 3.611.324: l'aumento è stato del 6,57 % rispetto al 2003 e del 212,23 % rispetto al 1996. Si tratta di persone che hanno un compenso medio di 10.880 euro lordi all'anno, quasi il 70% di loro ha tra i 30 e i 59 anni. Le donne sono il 48,2% degli iscritti al fondo nel 2004.
I lavoratori attivi iscritti alla Gestione Separata INPS
Osservatorio permanente sul lavoro atipico
(ottobre 2006)
La sintesi illustra le prime elaborazioni svolte sui dati dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS dei collaboratori, relativamente all'anno 2005.
La novità, rispetto alle analisi svolte negli anni precedenti da più parti, è che i dati qui presentati si riferiscono, per la prima volta, all'archivio amministrativo INPS composto di 9.439.428 record relativi ad altrettanti versamenti previdenziali eseguiti da aziende committenti a persone fisiche iscritte alla Gestione Separata.
L'archivio quindi si riferisce a persone fisiche (non posizioni contributive) che, nel corso del 2005, hanno effettivamente lavorato per uno o più committenti.
Il lavoro para-subordinato a rischio di precarietà
Ricerca promossa da NIdiL-Cgil e realizzata dall'IRES
Un esercito di 1.685.071 lavoratori precari in tutta Italia: sono 1.475.111 i lavoratori parasubordinati attivi iscritti, nel 2005, all'Inps gestione separata, a cui si aggiungono i 209.960 lavoratori con partita Iva individuale, sempre iscritti alla gestione separata dell'Inps. In Emilia-Romagna, terza regione in Italia per presenza, si tratta di 143 mila e 154 persone, il 9,7% del totale nazionale.
In generale, in tutta Italia, il 90% di queste persone ha un unico committente e un reddito annuo non superiore a 10 mila euro. Le donne guadagnano circa la metà degli uomini.
L'età media è pari a 41,2 anni, ma le donne sono più giovani (37, 4 le donne e 44 anni gli uomini). Questi i dati più significativi che emergono dal rapporto di ricerca "Il lavoro para-subordinato a rischio di precarietà", promosso da NIdiL-Cgil e realizzato dall'IRES.
Il lavoro parasubordinato dal 1996 al 2004
Rapporto Inps
L'indagine dell'Inps fotografa il lavoro subordinato italiano, prendendo in considerazione il fenomeno nel 2004.
Dai dati emerge una leggera flessione dei collaboratori, che ha interessato soprattutto le categorie più deboli: il 70% delle collaborazioni perdute riguarda infatti le donne e il 74% i giovani con meno di 29 anni; contemporaneamente sono aumentati gli ultrasessantenni, che incidono più dei giovani sotto i 25 anni.
In particolare, in Emilia-Romagna nel 2004 sono stati registrati 176.085 contribuenti - 107.614 uomini e 68.471 donne (39%) - di cui, 52.105 (30%) nella classe d'età 30-39 anni e 119.563 avevano questo tipo di rapporto di lavoro anche nel 2003.
Maternità, lavoro, discriminazioni
Isfol
(giugno 2006)
L'indagine condotta da Isfol rileva come nel 2005 la maternità abbia rappresentato il principale motivo di abbandono del lavoro da parte delle donne. maternità, lavoro, discriminazioni, questa ricerca si propone di indagare le correlazioni tra questi tre termini a livello di persona, di contesto professionale, di sistema sociale.
Il volume si articola in tre sezioni: la prima di carattere più generale, fotografa la partecipazione femminile al mercato del lavoro italiano ed europeo; la seconda indaga nello specifico le modalità di inserimento e permanenza delle donne nel mercato del lavoro in riferimento alla maternità; la terza infine approfondisce le scelte personali e professionali legate alla maternità e quindi affronta il tema della conciliazione tra vita e lavoro.

