Ricerche regionali
Il contratto di lavoro intermittente od a chiamata (“job on call”) in Emilia-Romagna
Direzione generale cultura formazione e lavoro - Servizio Lavoro Regione Emilia-RomagnaNovembre 2011
Il lavoro intermittente nel settore del turismo e dei pubblici esercizi. L'impatto dell'istituto contrattuale in Emilia-Romagna negli anni della crisi
Myriam Ornelli, Università Carlo Cattaneo LIUC-Facoltà di GiurisprudenzaLa tesi affronta la flessibilità del mercato del lavoro italiano durante la crisi economica, i profili del contratto di lavoro a chiamata e intermittente nel dettaglio e un'analisi statistica (dati Istat) della sua applicazione nell'intera regione e poi in ciascuna provincia, compresa l'analisi del suo impatto.
Al termine è anche inserita una testimonianza imprenditoriale. La documentazione in appendice comprende legislazione e prassi sull'argomento.
La tesi di laura pubblicata sul sito della Provincia di Modena
Il rapporto annuale sul mercato del lavoro in Emilia-Romagna 2010
(luglio 2010)Il rapporto annuale del mercato del lavoro regionale, curato dall'Assessorato scuola, formazione professionale, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna, descrive il profilo e le dinamiche più recenti dell'occupazione, della disoccupazione e delle retribuzioni in Emilia-Romagna comparati con aree territoriali limitrofe e nazionali.
Un approfondimento sui lavoratori autonomi in Emilia-Romagna
(gennaio 2010)Direzione generale cultura formazione e lavoro - Servizio Lavoro, Regione Emilia-Romagna
Per cercare di comprendere meglio l’articolazione e le dinamiche del lavoro indipendente (In tale definizione sono ricompresi gli imprenditori, i liberi professionisti, i lavoratori in proprio, i soci di cooperativa, i coadiuvanti, i collaboratori coordinati e continuativi, i prestatori occasionali d’opera), lo studio realizzato dal Servizio Lavoro della Regione Emilia-Romagna ha utilizzato due basi informative: la banca dati ASIA (Archivio Statistico delle Imprese Attive) aggiornata al 2007, resa disponibile ad ottobre 2009, e la Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro relativa al 2008, disponibile da giugno 2009, entrambe realizzate dall’ISTAT.
I lavoratori “atipici” delle collaborazioni nel mercato del lavoro dell’Emilia-Romagna nel 2008
(ottobre 2009)Direzione generale cultura formazione e lavoro - Servizio Lavoro, Regione Emilia-Romagna
Lo studio prende in esame le collaborazioni coordinate e continuative e le prestazioni occasionali d’opera nel mercato del lavoro regionale nel corso del 2008, basandosi sulle banche dati Istat, Inps e Siler (Sistema Informativo Lavoro dell’Emilia-Romagna che supporta le Amministrazioni Provinciali nella gestione amministrativa dei rapporti di lavoro - registrazione delle assunzioni, proroghe, trasformazioni, cessazioni - e nell’erogazione dei servizi ai cittadini (colloqui di preselezione, orientamento, …) e alle imprese (incontro domanda e offerta di lavoro…).
Il ricorso ai contratti di lavoro non standard. Una indagine nella provincia di Bologna
(giugno 2009)Istituto Regionale di Studi sociali e politici “Alcide De Gasperi” - Bologna
Il progetto di ricerca si è posto come principale obiettivo quello di indagare la domanda di lavoro ‘non standard’, ossia le ragioni, i perché e le modalità dell’uso del lavoro non standard nelle imprese che operano nella Provincia di Bologna. Le finalità del progetto si situano a due livelli: - conoscitivo, nell’intento di sintetizzare e sistematizzare il numero, le tipologie e i settori produttivi in cui si ricorre in modo prevalente all’ utilizzo dei contratti ‘non standard’; - interpretativo, nell’intento di comprendere la cultura delle imprese rispetto alla flessibilità e dunque le ragioni e le modalità dell'utilizzo del lavoro ‘non standard’ e come queste si possono incontrare o meno con pratiche finalizzate a supportare la qualità del lavoro dei lavoratori. La ricerca, avviata nel gennaio 2008, si è conclusa a novembre 2008.
Apprendistato professionalizzante - Dati di sintesi 2007-2008
(maggio 2009)Il documento contiene un’analisi quali-quantitativa dell’offerta regionale di formazione continua e delle caratteristiche, finalità, target di destinatari di ciascuna linea di finanziamento.
Nel contesto del “Rapporto sulla formazione continua” è emersa l’opportunità di fornire, a sua integrazione, alcuni dati di sintesi per la linea di intervento relativa all’apprendistato professionalizzante.
Nelle pagine del documento si illustrano in particolare gli approfondimenti relativi a:
- Offerta formativa;
- Enti di formazione;
- Aziende;
- Apprendisti;
- Aspetti finanziari.
Le informazioni riguardano il periodo 2007/2008 (aggiornati al 31/12/2008) e sono prodotte per anno e per il periodo nel suo complesso. Fanno eccezione i dati relativi alle proposte formative pubblicate a Catalogo che riguardano il triennio 2006-2008.
La fonte è il Sistema informativo per l’apprendistato (S.I.APP.).
I lavoratori “atipici” delle collaborazioni nel mercato del lavoro dell’Emilia-Romagna nel 2007
(gennaio 2009)Direzione generale cultura formazione e lavoro - Servizio Lavoro, Regione Emilia-Romagna
Lo studio prende in esame le collaborazioni coordinate e continuative e le prestazioni occasionali d’opera nel mercato del lavoro regionale nel corso del 2007, basandosi sulle banche dati Istat, Inps e Siler (Sistema Informativo Lavoro dell’Emilia-Romagna che supporta le Amministrazioni Provinciali nella gestione amministrativa dei rapporti di lavoro - registrazione delle assunzioni, proroghe, trasformazioni, cessazioni - e nell’erogazione dei servizi ai cittadini (colloqui di preselezione, orientamento, …) e alle imprese (incontro domanda e offerta di lavoro…).
Il Mercato del Lavoro in Emilia-Romagna
(luglio 2008)
Lo studio, curato per la Regione Emilia-Romagna da Gilberto Seravalli professore ordinario di Economia e politica dello sviluppo nella Facoltà di Economia dell'Università di Parma, e relativo al 2007, mette in evidenza una crescita rilevante del tasso di occupazione regionale che dal 62,2% del 1995 passa al 70,3% nel 2007, superando con tre anni di anticipo l’obiettivo europeo per il 2010 e collocando l’Emilia-Romagna ad un livello superiore alla media nazionale e del Nord-Est.
Cresciuto in misura ancora più rilevante il tasso d’occupazione femminile che dal 50% del 1995 arriva nel 2007 al 62,1%, valore nettamente superiore sia all’obiettivo europeo 2010 (60%) sia alla media Nord-Est (57,5%) e, soprattutto, nazionale (46,7%).
Il Mercato del Lavoro in Emilia-Romagna
(luglio 2007)
Il rapporto sottolinea innanzitutto, come emerge dal quadro degli indicatori della Strategia Economica Europea, il grande aumento dell’occupazione.
Tra il 1995 e il 2003 il tasso di occupazione totale (lavoratori e lavoratrici, qualunque rapporto di lavoro) era cresciuto dal 62,1% al 69,5%. Era poi sceso fino al 68,4% del 2005 e torna nel 2006 al livello del 69,4%.
Si supera così strutturalmente in Emilia-Romagna l’obiettivo Europeo 2005 e si è ormai molto vicini a quello del 2010 (70%).
Il Mercato del Lavoro in Emilia-Romagna
(giugno 2006)
Dal rapporto emerge che, dopo il forte balzo in avanti che ha portato nel 2003 il tasso di occupazione totale al 69,5%, nei due anni successivi la situazione si è stabilizzata, ottenendo comunque un risultato alto (intorno al 68%).
Il tasso di occupazione femminile, passato dal 50% del 1995 al 60,2% nel 2003, si è confermato intorno al 60%, dato già in linea con l'obiettivo 2010.
Interessanti i dati sul lavoro atipico: se per i maschi è prevalentemente legato all'ingresso nel mercato del lavoro, e perde d'importanza man mano che viene raggiunta l'età adulta, per le donne, anche dopo i 24 anni, il lavoro atipico continua ad aumentare e la sua composizione comincia a cambiare.
Non a caso è nella classe di età 30-35 anni che si registra il maggior numero assoluto di lavoratrici atipiche.
Il rapporto sul mercato del lavoro in Emilia-Romagna è stato realizzato dall'assessorato Scuola, formazione professionale, università, lavoro e pari opportunità della Regione Emilia-Romagna, sotto la direzione scientifica di Gilberto Seravalli dell'Università di Parma.
Lettera sull'occupazione
(aprile 2006)
Comune di Modena
Nel secondo numero della Lettera sull'Occupazione, a cura dell'Assessorato alle Politiche Economiche del Comune di Modena, viene presentata una ricerca sulla situazione del lavoro nel Comune di Modena, con un approfondimento sulle condizioni contrattuali dei lavoratori.
Dall'indagine trimestrale sull'occupazione e disoccupazione emerge un quadro generale piuttosto positivo della situazione lavorativa a Modena anche se da analisi approfondite risulta che, nonostante un alto tasso di occupazione a tempo indeterminato (89% dei lavoratori), questa condizione riguarda soprattutto lavoratori tra i 30 e 64 anni, quando invece quasi il 50% dei contratti di prestazione d'opera occasionale riguarda giovani tra i 25 e i 29 anni.
Di questo 50%, la maggior parte è costituito da donne (63,2%). Inoltre, dai dati forniti dal Centro per l'Impiego di Modena, risulta che la maggior parte degli avviamenti al lavoro dei giovani avviene tramite contratto a tempo determinato, a conferma della condizione di flessibilità lavorativa che interessa anche il territorio modenese.
Flessibilità, precarietà e rischi di scivolamento verso la marginalità
Centro studi Politiche del lavoro e società locale della Provincia di Rimini
(marzo 2006)
Il volume, a cura di Nicola De Luigi e Alessandro Martelli, promosso dal Centro studi Politiche del lavoro e società locale della Provincia di Rimini, fornisce i dati sulla consistenza del lavoro atipico in provincia di Rimini, spiegando il punto di vista degli attori locali e contemporaneamente riportando testimonianze dirette dei lavoratori flessibili sulle modalità e risorse con cui fronteggiano l'instabilità occupazionale.
Nel riminese si registra un basso tasso di disoccupazione, in diminuzione rispetto al passato e ora intorno al 4,7% (vicino al 3,8 della media regionale e ben al di sotto del 7,7% di quella nazionale).
Eppure su un totale di 130 mila occupati, impiegati per il 70% nel settore dei servizi, 33 mila, ovvero uno su 4, sono atipici.
Osservatorio sull'economia e il lavoro in provincia di Bologna - Numero uno
Ires Emilia Romagna - a cura di Tommaso Gennari
(dicembre 2005)
L'indagine è stata realizzata da Ires Emilia-Romagna per la Camera del lavoro metropolitana di Bologna. Il quadro che emerge da questo rapporto è quello di una crescita quantitativa del lavoro nella Provincia di Bologna, a cui corrispondono però la crescita delle componenti di precarietà e insicurezza e la riduzione della soglia delle tutele.
Su quattro nuovi contratti avviati nel 2004, ben tre sono a tempo determinato, continuano ad aumentare gli infortuni sul lavoro (oltre 28.000 nel 2004), persistono significative quote di lavoro nero e irregolare, infine le vertenze presso il sindacato sono nella maggior parte dei casi rivolte da lavoratori singoli (facendo supporre una caduta di efficacia della contrattazione collettiva), e nel 66% dei casi rivolte al termine del lavoro, indizio di un'accentuata debolezza del lavoratore nei confronti dell'impresa.
Inoltre, si conferma una situazione congiunturale critica per l'economia bolognese: al 31 dicembre 2005 sono state 151 le aziende coinvolte da processi di crisi, oltre 3.000 i lavoratori interessati.
Ires Emilia Romagna - a cura di Tommaso Gennari
(dicembre 2005)
L'indagine è stata realizzata da Ires Emilia-Romagna per la Camera del lavoro metropolitana di Bologna. Il quadro che emerge da questo rapporto è quello di una crescita quantitativa del lavoro nella Provincia di Bologna, a cui corrispondono però la crescita delle componenti di precarietà e insicurezza e la riduzione della soglia delle tutele.
Su quattro nuovi contratti avviati nel 2004, ben tre sono a tempo determinato, continuano ad aumentare gli infortuni sul lavoro (oltre 28.000 nel 2004), persistono significative quote di lavoro nero e irregolare, infine le vertenze presso il sindacato sono nella maggior parte dei casi rivolte da lavoratori singoli (facendo supporre una caduta di efficacia della contrattazione collettiva), e nel 66% dei casi rivolte al termine del lavoro, indizio di un'accentuata debolezza del lavoratore nei confronti dell'impresa.
Inoltre, si conferma una situazione congiunturale critica per l'economia bolognese: al 31 dicembre 2005 sono state 151 le aziende coinvolte da processi di crisi, oltre 3.000 i lavoratori interessati.
I collaboratori in Italia: quanti sono, chi sono, cosa fanno
Nidil Cgil
(novembre 2005)
Dall'ultima indagine sulla condizione occupazionale dei lavoratori atipici condotta da Nidil Cgil emerge che in Emilia-Romagna più che nel resto d'Italia cresce l'incidenza dei parasubordinati sugli occupati. La ricerca è stata condotta rielaborando i dati Inps del fondo di gestione separata relativi al 2004.
Se la media nazionale è del 9,14%, in Emilia-Romagna la percentuale è del 13,84%: i lavoratori subordinati sono 256.410 e l'Emilia-Romagna si pone al secondo posto per numero di atipici dopo la Lombardia (517.459) e prima di Lazio (212.477) e Veneto (209.725).
A livello nazionale tra il 2003 e il 2004 i lavoratori di questo tipo sono aumentati del 14,80%. Si passa, così, da 1.803.089 a 2.069.929 collaboratori. Rispetto al 1996 (primo anno di gestione del fondo parasubordinati) l'aumento dei lavoratori attivi è del 148,63%.
Nel 2004 gli iscritti alla gestione separata sono stati 3.611.324: l'aumento è stato del 6,57 % rispetto al 2003 e del 212,23 % rispetto al 1996.
Si tratta di persone che hanno un compenso medio di 10.880 euro lordi all'anno, quasi il 70% di loro ha tra i 30 e i 59 anni. Le donne sono il 48,2% degli iscritti al fondo nel 2004.
Nidil Cgil
(novembre 2005)
Dall'ultima indagine sulla condizione occupazionale dei lavoratori atipici condotta da Nidil Cgil emerge che in Emilia-Romagna più che nel resto d'Italia cresce l'incidenza dei parasubordinati sugli occupati. La ricerca è stata condotta rielaborando i dati Inps del fondo di gestione separata relativi al 2004.
Se la media nazionale è del 9,14%, in Emilia-Romagna la percentuale è del 13,84%: i lavoratori subordinati sono 256.410 e l'Emilia-Romagna si pone al secondo posto per numero di atipici dopo la Lombardia (517.459) e prima di Lazio (212.477) e Veneto (209.725).
A livello nazionale tra il 2003 e il 2004 i lavoratori di questo tipo sono aumentati del 14,80%. Si passa, così, da 1.803.089 a 2.069.929 collaboratori. Rispetto al 1996 (primo anno di gestione del fondo parasubordinati) l'aumento dei lavoratori attivi è del 148,63%.
Nel 2004 gli iscritti alla gestione separata sono stati 3.611.324: l'aumento è stato del 6,57 % rispetto al 2003 e del 212,23 % rispetto al 1996.
Si tratta di persone che hanno un compenso medio di 10.880 euro lordi all'anno, quasi il 70% di loro ha tra i 30 e i 59 anni. Le donne sono il 48,2% degli iscritti al fondo nel 2004.

